F5

Non mi era mai successo prima. Il router centrale aveva smesso di funzionare. Dovevo trovare al più presto un hotspot per collegarmi alla base e scaricare le coordinate interne per il rientro. Il protocollo era già stato attivato e io ero tremendamente in ritardo. Il programma prevedeva una procedura d’emergenza si fosse mai verificata una situazione come quella. Avevamo fatto delle simulazioni, ma trovarmi qui ora a dover gestire sto’ casino è diverso.

Dovete sapere che noi umanoidi di nuova generazione, a differenza della versione in beta, non abbiamo un nostro programma interno. Siamo collegati direttamente alla rete. Già, che assurdità quella volta aver dotato di pensiero autonomo quegli ammassi di latta. Ciò gli aveva illusi di poter prendere delle decisioni in autonomia. Mai cosa fu più sbagliata. Il risultato fu che quelli iniziarono a contestare gli ordini. A voler esprimere un’opinione e avere un confronto serrato su ogni cosa. Non si poteva correre il rischio di tornare indietro. Così siamo nati noi; migliorati nell’aspetto fisico e nel pensiero. Tutti belli come adoni, dotati di grandissima capacità d’interazione. Sappiamo anche scrivere sgrammaticato così da risultare simpatici sui social, ma per fortuna non abbiamo più il difetto di pensare autonomamente. Siamo super tecnologici. Sotto il cranio abbiamo impiantata una mini antenna Wi-Fi che si collega direttamente al server centrale. Così ci arrivano gli ordini e con una speciale codifica che solo il singolo a cui sono destinati può decodificare. Non avendo un pensiero proprio non abbiamo informazioni da elaborare quindi non ci serve molta memoria. La poca installataci è quella necessaria all’avvio macchina e in casi estremamente rari, ad adottare il protocollo di sicurezza. Appunto. Il protocollo di sicurezza.

Il codice era corretto. Stava girando a dovere e infatti io mi stavo portando in Dummy street, dalla grande torre della compagnia Telemom. Pioveva a dirotto. Non si vedeva ad un palmo dal naso, ma non mi importava. Il codice mi stava guidando. Supero gli ultimi casi umani; feccia di quella società che non aveva scaricato l’ultimo aggiornamento e arrivo in prossimità del basamento. Lì il segnale è buono e come da protocollo il sistema inizia a scaricare il pacchetto compresso con le nuove istruzioni. Terminato mi appresto a muovermi in modo meccanico mosso dalle nuove coordinate. Ma qualcosa non va. Nelle simulazioni non funzionava così. Sono invece bloccato. E la cosa più strana e che mi sembra di ragionare in modo diverso. Vedo gli oggetti che mi circondano e comincio a fare delle associazioni. I colori, i suoni, gli odori mi fanno venire in mente scene a cui avevo preso parte, ma che non potevo ricordare perché privo di memoria.

Ma c’è dell’altro. Sicuramente doveva esserci stato un errore. Non era pratica comune del sistema centrale renderci partecipi delle strategie interne. I piani di sviluppo non erano accessibili agli automi del nostro livello. Non erano proprio accessibili agli automi.

Di sicuro alla centesima, unità operativa con il controllo su noi umanoidi, qualche spia si era accesa e la cosa era stata presa in carico. Presto avrebbero risolto. Quelli della centesima erano tipi in gamba. Avevano fatto carriera nel migliore dei modi. Mentendo, imbrogliando e accusando facilmente perfetti innocenti erano arrivati ai vertici.

La selezione era stata durissima. Solo pochi avevano potuto accedere al corso base di “odio applicato”. Che invidia. Dovete infatti sapere cari lettori che la centesima aveva una rigida struttura interna. Al vertice c’era l’Assoluto; massimo capo che consultava sé stesso per prendere le migliori decisioni. Che uomo. Era la nostra guida e massima aspirazione. Appena sotto veniva il Supremo, abile stratega e condottiero. L’unico che poteva rivolgere la parola all’Assoluto e che un giorno avrebbe preso il suo posto. A scendere, non meno temerario, ma con una carriera tutta in ascesa c’era l’Illustrissimo. che comandava una decima.

Quello dell’unità10. Era un esempio lampante. Era il brillante superamento del corso “odio applicato” e del master “odio occulto: come simulare simpatia per carpire informazioni strategiche”. Dovete infatti sapere che l’Illustrissimo dell’unità10 aveva messo in atto una recita unica nel suo genere. Anni e anni di pratica lo avevano portato a costruire bene il suo stato di essere subdolo. Per ben rendere operativo il suo piano diabolico, aveva inscenato di essere scemo. Ma non uno scemo qualunque. Era logorroico e ripetitivo allo spasmo. La vittima designata raggiungeva un livello di stress tale che non poteva fare a meno di venire a patto con lui e fare quanto l’opinione del momento suggeriva all’illustrissimo di chiedere. Non c’era nessuno che era riuscito a sottrarsi a quel gioco perverso. Anche i più scafati, convinti maestri dell’esperienza sul campo non riuscivano a tenergli testa. L’Illustrissimo poi faceva di tutto per mettere la maggior parte di quelli a proprio agio. Lasciava che si burlassero di lui scrivendo volutamente in modo sgrammaticato. Questo aveva in realtà lo scopo preciso di verificare il livello d’istruzione dei sottoposti, capire chi poteva eventualmente costituire una minaccia se mai gli avesse fatto notare la cosa.

Continuando con l’analisi, un livello superiore poi era stato raggiunto giocando il ruolo dell’inconcludente e indeciso. Questo serviva per far prendere agli altri tutte le decisioni del caso. Ovviamente se sbagliate se ne sarebbe lavato le mani, se giuste, i complimenti sarebbero andati tutti a lui perché suo il merito di aver scelto quella determinata matricola e inserita in quella determinata squadra. L’apice però venne raggiunto quel giorno in cui, in piena crisi decisionale, quando tutto sembrava perduto, la soluzione magicamente apparve e lui fu designato come il maggior fautore. Peccato che la cosa era stata magicamente architettata fino all’ultimo. Infatti l’illustrissimo aveva volutamente deciso fino all’ultimo di temporeggiare posticipando quanto più possibile ogni soluzione che fin da subito poteva apparire ovvia. Arrivato il termine oltre al quale il gioco avrebbe compromesso anche la sua posizione, eccolo uscire con un’idea ovviamente di altri, già valutata e all’inizio scartata.

Un essere superficiale? Non direi proprio. Era più simile a un iceberg invece. Quello che si vedeva era solo una minima parte. Il grosso, quello più nascosto, complesso e articolato stava sotto la superficie e non era percepibile. Beh, direte che un essere del genere non poteva essere umano, ma umanoide, programmato anch’esso per mostrare delle emozioni che invece non provava perché sentimenti a lui estranei? L’Illustrissimo era umano. Mai un pc sarebbe riuscito a controllare un’unità con tale efficienza ed efficacia. Alla centesima andava bene così. Ma le sue qualità non finivano qui. Dovete sapere che era oltre ogni limite ossequioso. Il classico perfetto zerbino che si mette a pelle d’orso per risultare quanto più simpatico e rispettoso degli ordini col suo diretto responsabile; il Supremo. Il messaggio doveva esser chiaro. Chi adora il potere viene adorato. Il che è solo per pochi e lui, ovviamente, era uno di questi.

Ma ora torniamo a noi. Troppi ragionamenti tutti in una volta non sono abituato a farli.

Di sicuro quelle brillanti menti avrebbero mandato qualcuno a riprendermi e inviarmi al reparto guasti e riparazioni. Lì un altro automa destinato all’unità di controllo mi avrebbe cancellato la modalità “autonomia” e ripristinato i valori di fabbrica. Finalmente non avrei più dovuto avere il problema di dover gestire un pensiero mio. Di certo non potevano lasciarmi libero di circolare con informazioni riservate così importanti. Mi sbagliavo invece.

<< Voglio subito il nome di quell’incompetente che ha programmato quel coso>> sbraitò l’Illustrissimo con l’intento di farsi sentire il più possibile. In budget suo però sapeva che quello non era un imprevisto, ma un’abile mossa per semplificargli il compito di giustificare la chiusura totale di quella decima. Non si poteva di certo far sapere al resto degli umanoidi che sarebbero rimasti senza ordini e quindi abbandonati a loro stessi.

Quella decima era un costo per la società. Le spese avevano superato gli introiti e investire tempo e denaro su quella massa improduttiva si stava rivelando controproducente. La soluzione sarebbe stata quella di stanziare quanto bastava per rendere laboratori di analisi comportamentale, officina di diagnostica e riparazione e uffici vari un pacchetto appetibile per altre realtà distruttive. Per farlo tutto doveva sembrar funzionare alla perfezione. Di certo non si poteva far trapelare la voce che un automa era sfuggito al controllo. Per di più con piani strategici. << Noi che abbiamo fatto del controllo il nostro vanto>> pensò l’Illustrissimo. Quell’unità andava salvata per questo andava chiusa prima del tempo. Non c’era quindi tempo da perdere. Bisognava agire su due fronti. Denunciare quell’automa lì bloccato in Dummy Street con l’accusa di furto di dati sensibili. Sull’altro, programmare un reset di massa dell’intera forza lavoro dell’unità10. A pagare poi sarebbero stati i contribuenti dello stato esterno. Chi mai avrebbe voluto una massa di disoccupati il cui unico scopo nella vita è quello di lavorare?

Sarebbe diventata incontrollabile e questo non poteva accadere.

Appreso di esser stato licenziato, F5 non poteva credere alle sue orecchie. Lui che in tutti quegli anni non aveva mai fatto un errore e aveva dedicato a quella unità quasi tutta la sua vita. Mai un giorno di malattia, mai un giorno di ferie. Faceva con parsimonia dalla programmazione dei nuovi umanoidi, al caffè alla pulizia dei tappetini delle aerocar dello stormo aziendale. Nessuno poteva fare a meno di lui. Era istituzionalizzato. Ormai non sapeva più come era la realtà fuori di lì. Chi poi l’avrebbe riassunto a quell’età e con quell’onta che gli pesava come un macigno sul capo?

<<Non mi resta che anticipare l’inevitabile>> si disse F5. <<Fuori di qui sarei morto lo stesso. >> E dette un calcio al bordo dello sgabello sui cui fino ad un istante prima aveva appoggiato i piedi.

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