SUCH A NEW BRAND MAN

Statistiche. Numeri. Il successo dei pronostici regolati dagli algoritmi. Pubblicare il martedì sera perché lo dice papà Google. I guru della comunicazione, anche loro con una opinione, dicono di giocare con le parole chiave, le Key-words, sui giorni in cui si pubblica, ma soprattutto sull’ora. Dicono e dicevano tante cose. Tipo che Trump non avrebbe mai vinto. Ma il suo grande faccione allampanato oggi ci sta dicendo il contrario. Magari si sono sbagliati. Perché tutti gli uomini possono sbagliare. I markettari sono uomini. Quindi i markettari possono sbagliare. Forse, però è solo polemica personale. Proverò quindi a seguire le nuove istruzioni. WordPress, nello specifico, con particolare focus su questo blog, dice che il miglior momento per pubblicare è il giorno venerdì sera intorno alle ore 22:00. Mi resta ancora del tempo per organizzare il mio esperimento. Per mettere insieme delle parole contenitore volte ad attrarre l’attenzione. Mi concentrò quindi sul significante tralasciando totalmente il significato. Ergo, in prima persona, eliminato l’io-narrante, racconterò una giornata tipica sostituendo al nome comune delle cose con le quali uomo-sponsor verrà a contatto, il nome del brand che ha prodotto quel determinato oggetto.

Pronti? Cominciamo allora.

Sono le 07:30. Il mio Huawei ha iniziato a suonare ricordandomelo. Sono pigro, non è ancora il momento, attivo lo snooze. Una volta, due, tre. Alla fine mi devo per forza alzare. Tiro il cordino della mia Arstrid di Ikea e comincio a stropicciarmi gli occhi. Si è fatto tardi e mi devo sbrigare. Pigio l’indice sul Bticino e aziono la grande Philips che pende dal mezzo del soffitto della mia grigia stanza. Scosto di scatto il Taoma e con gesto automatico infilo i piedi nelle mie Adidas. Faccio pochi passi, scosto Eclisse e mi dirigo in bagno. Apro Grohe e attingo a piene mani della sua acqua gelida e me la getto in faccia. Ora sono definitivamente sveglio. Completo il rito di abluzione quotidiano con Elmex per un sorriso sempre e comunque smerigliante. Passo alla vestizione. Parto dai piedi, mi infilo i miei Fila. Salgo coi Calvin & Klein, poi sopra i Jeckerson e sopra di quelli una Levis. Sono pronto. Passo al living modello Cracco e inizio la colazione. Apro il mio Hoover, prendo la mia Zuegg e faccio l’amore col sapore di Müller. Nel frattempo carico di Lavazza la mia Bialetti e mentre aspetto i suoi gorgoglii termino il mio veloce pasto. Il mio Seiko segna ormai le 8:00 e già in lontananza sento l’eco della Electra della mia azienda che mi sta chiamando. Verso il famoso liquido nero in una Villeroy & Boch. Mentre si raffredda, passo alle Nike iper-running e infilo il joystick Alfa Romeo in tasca. Il tragitto da casa a lavoro dura poco. Un paio di rotonde Veneto e progresso e sono giunto al Nice della mia azienda. Inserisco il codice d’accesso ed entro. Parcheggio accanto alla Mercedes del capo e apro la Dierre principale. A grandi falcate traguardo la soglia dell’ufficio. Raggiunto la mia Sklum, accendo il mio Hp, e scosto il mio Bisley. Mi siedo sulla mia ID Mesh e controllo le chiamate perse sul mio Siemens.

La giornata continuerà così, senza troppe variazioni sul tema, salvo la pausa pranzo da McDonal’s. Il pomeriggio sarà un ctrl+c, ctrl+v della mattina. Arrivato a casa, subito smessi i panni da colletto bianco abbracciato il mio Micio. L’unica mia eccezione a confermare la mia regolarità.

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