UOMO A PERDERE

Oggi salterò l’introduzione di contesto. Sarebbe semplicemente riproporre la stessa cornice di ieri. Mi soffermerei invece sulla telefonata che ha ricevuto uomo-sponsor. Come di consueto da quando è iniziata la quarantena obbligatoria, l’azienda per mezzo di uomo-ansia fa sentire la propria vicinanza a lui e colleghi d’ufficio. Niente di sostanziale in quanto è stato detto. La situazione è ben chiara a tutti. O quasi. La parola d’ordine è riprendere. È ovvio. Se non si produce non si mantiene la sana abitudine di mangiare almeno una volta al giorno. Resta però da capire come questo avverrà. Sembra che l’ordine sia quello di mantenere inalterate le date di consegna dei nuovi progetti. Penso che davvero l’uomo sia straordinario. Non perché ha dell’incredibile, quanto perché riesce a passare dalle lacrime facili guardando gli atti di eroismo di medici e infermieri impiegati in questi giorni d’emergenza, alle logiche di mercato più ciniche dove una mera somma di numeri deve sempre e in qualunque modo dare esito positivo. Forse sono solo Micio. Un gatto che non capisce così bene l’uomo. Alla fine potrei anche sbagliarmi e restare piacevolmente stupito del contrario. Ma siccome sono vecchio e le emozioni forti non fanno più per me, resto nel mio sicuro pessimismo. Se fossi un uomo-imprenditore penserei a come garantirmi sempre e comunque la manodopera di cui ho bisogno. Se fossi attento opterei per mezzi alternativi alla classica produzione manuale, dove possibile, dove no, opterei per il mantenimento delle misure di sicurezza imposte. Se invece fossi cinico e spietato, occuperei solo ed esclusivamente uomini-schiavi assunti con qualche contratto che mi permetta di sfruttarli il più possibile e pagarli ancora meno. Cosa cambierebbe se il mostro, COVID19, continuasse imperturbabile la sua corsa? Niente. Si farebbero liste e liste. Quelle, infatti, di persone sacrificabili, facilmente sostituibili perché poco qualificate. Con la crisi che sta arrivando infatti non mancherebbe la materia prima. È italiano o straniero non farebbe differenza. E quelle invece, differenti, di persone indispensabili da tutelare, magari con agevolazioni particolari perché possano continuare a lavorare da casa. Al sicuro. Protette dagli agenti esterni.

Di certo poi non mancherebbe la motivazione fra i lavoratori. Un po’ come accadeva fra gli schivi nell’antichità. Chi diventava da schiavo liberto garantiva eterna fedeltà al vecchio-nuovo padrone. Cosa accadrà quindi fra chi è nella lista dei sacrificabili? Lavorerà quanto più forte e intensamente per riscattarsi dalla sua posizione. Per passare da chi subisce a quella di chi agisce. E il contrario. Chi detiene i privilegi di categoria protetta farà di tutto per non perderli e si impegnerà al massimo perché ciò non accada. Si metterebbero in gioco le attuali logiche solo riproposte in chiave più traumatica e più locale. Ho un dejà-vu. Sarà la vecchiaia. Ma non sta già succedendo? Non è forse così quando si impiega manodopera in paesi dalla tassazione agevolata? Paesi che pur di guadagnare sono disposti a chiudere un occhio (quello sano perché l’altro è di vetro)? La soluzione? Pensare fin da subito, in nome di un paese che deve ripartire, agli ultimi, a quelli più in basso nella classe sociale. Inutile dire che però le regole vengono fatte dai più forti e chi vince riscrive la storia. Questo è quindi un ragionamento al vento. Sono parole stupide. Non avevo infatti considerato che l’uomo è sotto attacco di un essere che non si vede a occhio nudo e che non bussa prima di entrare in casa. Forse siamo davvero a una livella sociale dove io spettatore non mancherò di raccontarne i fatti.

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