WD 40

La quarantena finisce con lo smorzare gli animi. I corpi si appesantiscono sui divani e io, che per natura dormo sempre, non posso che adeguarmi allo standard diventato ormai di prassi comune.

Sono lì che sto facendo il mio riposino quotidiano quando mi arriva al naso uno strano odore. E’ metallico. Quello che si sente quando del ferro viene tagliato o limato. E’ simile al sangue ma meno intenso. Si mescola a quello dell’olio idraulico. Si percepisce spesso nelle officine dove si lavora il metallo. Soprattutto quelle dove ci sono centri di lavoro. Quando le frese sono in funzione è uno spettacolo. Una meraviglia. Sia alla vista che al mio olfatto. Vedere tutti quei trucioli che volano via, quelle scintille, la polvere che si deposita. Mi fa sentire stranamente a mio agio. È difficile da spiegare. Sembrerà bizzarro. Io, un gatto che si appassiona di riprese su semilavorati. Ma ancora di più dell’odore del metallo. Lo so. È strano e pure io lo sono. Ma come spiegare a chi non può immaginare. A chi non può capire. La procedura prevede che si parta da una barra o da un pezzo di ferro grezzo. A seguito di diverse lavorazioni, le riprese, si giunge al pezzo finito. Ogni volta è una sorta di scultura. È come se il pezzo finito fosse già all’interno di quello grezzo.

Per emergere bisogna togliere quello che c’è in più. Il sovrametallo. L’odore che sento racchiude in sé tutto questo. Una sorta di riassunto olfattivo. In quel qualcosa di intangibile c’è già la soluzione al tutto. Lo sento e so che una trasformazione sta avvenendo. Ma perché mai mi chiederete dovrei appassionarmi a qualcosa che è degli umani? Questo è il punto. Gli umani partono da un disegno. Un qualcosa che si può toccare, ma solo per il supporto che lo veicola. La carta. Quando si tratta di una versione virtuale, non è nemmeno quello. Seguono poi una serie di passaggi, dove il ferro grezzo sembra sudare, gemere. Avere una vita propria che lo porta ad emettere dei suoni. O meglio dei rumori. Finisce poi che non parla più. Il pezzo è pronto. E io resto allibito. C’è stata la magia, ma a me, ignaro quadrupede, non c’è verso di farmi svelare il trucco. Per questo, ogni volta che sento quel rumore. Un trapano che urla, una smerigliatrice che stride, un tornio che sibila, una saldatrice che scoppietta. Io mi desto e corro verso quel rumore. È un movimento meccanico. È più forte di me. Non riesco a controllarmi. Davvero non posso. Però so che non verrò deluso. Anche questa volta assisterò a un miracolo che io gatto non saprò spiegarmi.

Ora però devo svegliarmi. L’odore me lo sono solo sognato. Le aziende non lavorano in questo periodo e io nostalgico di un momento di gioia mi sono solo immaginato tutto. Ma torneranno le frese a girare, vero?

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